domenica 31 marzo 2013

Buona Pasqua


La Pasqua è un passaggio e tutti, chi con la fede chi senza, ci troviamo necessariamente, volenti o nolenti, a compierne nel corso della vita.
Ecco perché auguro a tutti una serena Pasqua, che tutti possiamo attraversare i passaggi che la vita ci richiede di fare con coraggio e fiducia.
[don Tonino Bello]
  
Non ho avuto la fortuna di incontrare, conoscere ed ascoltare personalmente don Tonino Bello.
Sicuramente un uomo di profonda fede e di grande umanità, con un notevole carisma ed un cuore capace di sprigionare contemporaneamente audacia e tenerezza.
Era vescovo, eppure quotidianamente fuori dalle sagrestie e tra la gente, come ad esempio lo si poteva trovare a manifestare con gli operai o quale fondatore di cooperative per aiutare famiglie in difficoltà o ex-tossicodipendenti.
E’ andato a manifestare personalmente contro il potenziamento militare a Crotone, a Gioia del Colle, a Comiso o contro la guerra nel Golfo. Leader non solo di un movimento cattolico, ma di tutti i pacifisti in Italia.
Sebbene molto malato, organizzò e guidò una marcia di pace a piedi tra le strade di Sarajevo sotto i bombardamenti ed il tiro dei cecchini, con tantissimi giovani di tutto il mondo (disse: “quel giorno c’era una nebbia della madonna”).
Manifestò un'opposizione così radicale da attirarsi l'accusa di istigare alla diserzione.
Non è stato solo un grande profeta di pace e di giustizia sociale, un sostenitore convinto della nonviolenza, ma un vero operatore coerente. Il suo sogno era una “Chiesa col grembiule” al servizio dei poveri e non una Chiesa del potere.        Auguri       Benedetto Randazzo


Leonard Cohen - Allelujah (di Jeff Buckley)

domenica 24 marzo 2013

Roger Waters boicotta Israele

Roger Waters boicotta Israele: “ha perso il controllo”
Il leader dei Pink Floyd: «Suonare lì non avrebbe effetti di sensibilizzazione».
[fonte: http://popoff.globalist.it]
Roger Waters invita i suoi colleghi musicisti a boicottare Israele con un meccanismo simile a quello messo in atto durante gli anni dell'apartheid in Sud Africa.
L'ex bassista dei Pink Floyd accusa il governo israeliano di utilizzare politiche analoghe a quelle sudafricane nell'occupazione della West Bank e dei territori di Gaza.
«Hanno perso ogni controllo. Mi sembra che andare lì e mettersi a suonare il violino per loro non avrebbe questi grandi effetti di sensibilizzazione».
Chi conosce i trascorsi della storica band non si meraviglia. Molte tracce sono reperibili sul web.
"The Wall" (1979), uno dei dischi più conosciuti è un album apertamente anti-autoritario e antifascista. Il brano “Another brick in the wall” fu anche l'inno degli studenti neri sudafricani nel 1980 durante la rivolta di Elsie's River per protestare contro la propaganda razziale. Il 2 maggio dello stesso anno la canzone fu censurata in quello stato.
Quando nel videoclip inizia l'assolo di chitarra di Gilmour gli studenti in marcia si ribellano e distruggono l'edificio scolastico usando dei martelli e, infine, lo incendiano.
Il messaggio è valido a ogni latitudine. Nel tour 2010-2011 Waters fa proiettare alcune immagini: aerei da caccia che sganciano sulla Palestina stelle di David e dollari americani. E questo gli ha procurato la reazione verbale aggressiva dell'AntiDefamation League: «Le immagini che ha scelto hanno superato il confine che conduce all'antisemitismo. Avremmo preferito che Waters avesse scelto qualche altro modo per convogliare le sue idee politiche senza scivolare nel peggior stereotipo antisemita sugli Ebrei che non pensano ad altro che a far quattrini».
Una formula sfoderata contro chiunque si azzardi a criticare lo stato sionista. Waters, senza fare una piega, ripete ogni volta che il Muro è terribile e che spera sia abbattuto presto.
Prima della guerra, il padre di Roger Waters (leader dei Pink Floyd, dopo Syd Barrett e prima di David Gilmour) era obiettore di coscienza e guidava un ambulanza a Londra. Era membro del Partito Comunista inglese ed è stato ucciso in Italia dai nazifascisti il 18 febbraio 1944 poco dopo lo sbarco ad Anzio. È sepolto nel cimitero inglese a "Le Falasche", una frazione di Anzio (RM) sulla via Nettunense, lungo la statale 207 Aprilia-Anzio a circa 7 chilometri dal centro cittadino. Anche la mamma di Waters è stata un'attivista comunista.
Per Waters e per Alan Parker (The Wall il film) il male assoluto è rappresentato da un leader fascista e nel film gli skinheads sono estremisti di destra.


Prima ancora, "Animals" (1977), è stato un disco molto ideologico, anticapitalista, secondo i critici il più politico dei Pink Floyd.
Viene ripresa l'idea di George Orwell nella Fattoria degli animali e vengono descritti vari tipi di tipologie umane. Queste sono tre:
I cani, borghesi, feroci, arrampicatori sociali, che hanno il solo interesse di scalare la società con la forza e l'arroganza.
I maiali, ricchi, capitalisti, che comandano su tutti, anche sui cani.
Le pecore, tutto il resto dell'umanità, vivono senza un perchè, subiscono passivamente la supremazia dei cani e dei maiali.

giovedì 21 marzo 2013

21 Marzo

21 marzo:
"Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie"

Ogni anno, il 21 marzo, comincia la primavera, per tutti, non solo per chi ama il risveglio della natura o la memoria del ciclo della vita.
Ideata e promossa da Libera 18 anni fa, in questo giorno, la "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie", non per un semplice ricordo, ma per rinnovare l’impegno di ciascuno contro la criminalità organizzata, 365 giorni l’anno, è diventata la giornata simbolo per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie.
L’associazione ogni anno rinnova, in nome di quelle vittime, il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata esprimendo in modo concreto la vicinanza ai familiari che aspettano da tanto tempo giustizia e verità.
Con l’Associazione Avviso Pubblico e con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, quest’anno è stata anche anche la giornata nazionale dell’impegno civile per costruire un futuro fondato sulla legalitá e sul rispetto della Costituzione.
In tante piazze d’Italia, dalla Val D’Aosta alla Sicilia, senza eccezione alcuna, grazie anche alle associazioni dei familiari delle vittime ed a tantissimi volontari, sono stati ricordati i nomi di coloro che hanno perso la vita per non aver voluto cedere alle minacce, ai ricatti, alle richieste di pizzo.
Per queste ragioni sarebbe davvero auspicabile che almeno questo nuovo Parlamento volesse finalmente approvare la proposta che si rinnova ogni anno dalle piazze italiane, di istituire il 21 marzo di ogni anno, la “Giornata della memoria e dell’impegno”, una giornata civile capace di coinvolgere media, scuole, istituzioni, così come é stato chiesto non solo dai molti familiari delle vittime di mafia a cui ha dato voce Don Ciotti il 16 marzo scorso a Firenze, ma anche dal gruppo parlamentare del PD a Montecitorio, che ha depositato questa mattina una proposta di legge, a prima firma del capogruppo Speranza, per istituire, il 21 marzo, la “Giornata nazionale della legalità e della memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie”.
La notizia è stata resa nota dal promotore, il democratico torinese, Davide Mattiello che sottolinea come: “scegliere il 21 di marzo, il primo giorno di primavera, non è una casualità: questa data non è l’anniversario di qualcuno ma è l’atto di rispetto per ciascuna vittima”.
Il parlamentare ha aggiunto, “Auspichiamo che l’iter parlamentare di questa proposta di legge, che trova ampia condivisione ed attesa nella società, parta in tempi brevi”.
La proposta di legge, che è stata firmata anche dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, c’è da auspicarsi venga fatta propria da tutti i gruppi Parlamentari: l'impegno contro le mafie non è di destra o di sinistra, è di tutti coloro che credono nelle Istituzioni!

Le mafie parlano tutte le lingue. L'unico che non parla sei tu. Rompi il silenzio.
Libera la tua voce....

sabato 16 marzo 2013

Chiediamo l'esproprio del casolare dove fu ucciso Peppino Impastato

CHIEDIAMO L'ESPROPRIO DEL CASOLARE DOVE FU ASSASSINATO PEPPINO IMPASTATO
Peppino Impastato, per aver denunciato dai microfoni della sua radio le attività della mafia, fu assassinato il 9 maggio del 1978.
Gli assassini tentarono di farlo credere un attentatore facendolo saltare sui binari della ferrovia. La caparbietà dei suoi compagni, che trovarono in un vicino casolare una pietra con il suo sangue, fece però affiorare la verità.
Ora, il casolare di contrada Feudo, a Cinisi (PA), dove lo hanno massacrato ed ucciso 35 anni fa è stato trasformato in una discarica, il terreno circostante è coperto da letame e lo stato di conservazione dell'edificio è talmente grave che rischia il crollo.
Aderisci alla petizione, firma direttamente su: www.change.org/peppinoimpastato
questo il testo della petizione:

All'attenzione del Presidente della regione Siciliana Rosario Crocetta

Ho appreso che il casolare di contrada Feudo, a Cinisi, dove il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato è ridotto a una discarica.
Già nel 2011 era stato lanciato l'allarme anche con una petizione che ha raccolto oltre 3000 firme. Intanto la situazione si è aggravata ed il casolare rischia il crollo.
Ho letto del disappunto di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che denuncia:
« Mi chiedo se sia un paese civile quello che ricopre con l'immondizia il sangue di mio fratello. È vergognoso, quel casolare è il luogo della memoria più importante della Sicilia che ha lottato contro la mafia. Mi chiedono - aggiunge Giovanni - di mettere almeno una targa, ma il tetto è rotto e il proprietario porta qui le mucche a pascolare. Qualche giorno fa mi sono recato sul posto insieme a una scolaresca di ragazzi del Nord, ma ho bloccato tutto perchè ho provato vergogna.
Non dico di mettere il tappeto rosso, ma il sindaco potrebbe almeno vigilare sulla pulizia facendo leva sul proprietario.
È una questione di dignità, noi qui abbiamo trovato il sangue di Peppino. Mi vado sempre più convincendo che la memoria di Peppino non interessa più a nessuno. Neanche a quelli che dicono di volerla difendere, fra le istituzioni e la cosiddetta società civile. La verità è che siamo stati abbandonati da tutti ».
Credo che la Regione abbia il dovere di tenere alto il decoro di un luogo della memoria. Per questo Con la Presente aderisco all'appello lanciato da Rete 100 passi e chiedo che la procedura promessa dal precedente governo regionale venga realmente attivata con determinazione e che il casolare venga espropriato e consegnato alla collettività. Credo sia un atto dovuto nel rispetto dell'impegno antimafia di Peppino Impastato e di tutti coloro che sono morti per non aver abbassato la testa.

giovedì 7 febbraio 2013

La politica dei saltimbanchi e l'antimafia dei buffoni


LA POLITICA DEI SALTIMBANCHI E L’ANTIMAFIA DEI BUFFONI

STORIA INFINITA DI UN IMPEGNO POLITICO
[di Giovanni Impastato]
Erano veramente altri tempi, ricordo la mia prima campagna elettorale dove ho partecipato attivamente, dopo lo scioglimento anticipato delle camere si votava il 7 Maggio del 1972, le ultime elezioni si erano svolte nel 1968. A parte la breve militanza di Peppino nel PCD’I (ML) dopo la sua uscita dal PSIUP.
Il gruppo di Cinisi dopo l’esperienza delle lotte contadine, l’esproprio dei terreni per la terza pista e le lotte studentesche, aderisce alla lista del Manifesto e porta avanti la battaglia per la liberazione dell’anarchico Pietro Valpreda, accusato, insieme ai suoi compagni, ingiustamente per la strage di piazza Fontana, nel 1969. Un altro anarchico Pino Pinelli volava, da una finestra della questura di Milano, durante l’interrogatorio.
Avevo appena diciannove anni ancora non votavo, non era stata approvata la legge per il voto ai diciottenni. Durante il periodo della campagna elettorale, Peppino aveva fatto quattro comizi a Cinisi e due a Terrasini con propaganda attiva in città e in provincia, avevamo un nastro audio con la registrazione, dal carcere, di un messaggio di Pietro Valpreda e non mancava occasione per farlo ascoltare in ogni comizio. Nel vecchio gruppo storico dei compagni di Peppino erano rimasti Giacomo Abbate (‘zu Masi), Agostino Vitale, Francesco Palazzolo (Cicciarello), Nino La Fata e alcuni compagni  provenienti dal PSIUP.
I nostri punti di riferimento, a livello nazionale, erano gli scissionisti del PCI di allora: Valentino Parlato, Luigi Pintor, Luciana Castellina, Lucio Magri, Rossana Rossanda ed altri. A Cinisi i votanti erano la metà rispetto ad oggi ma si ottenne ugualmente un risultato per noi soddisfacente, (62 voti). Purtroppo a livello nazionale è stata una pesante e sonora sconfitta, con la vecchia legge elettorale non abbiamo raggiunto il quorum e siamo rimasti fuori dai due rami del parlamento e l’anarchico Pietro Valpreda rimase in galera. Non è bastato un grande lavoro di controinformazione sulla seconda strage di stato per ottenere un buon risultato elettorale.
Successivamente Peppino aderisce a Lotta Continua e si candida nella lista presentata nel 1975 alle elezioni regionali. Pure in questo caso non riuscimmo a fare eleggere rappresentanti all’assemblea regionale, era il periodo di Mauro Rostagno, Ciro Noia,Gianni Silvestrini, Pino e Sandro Tito, tutti militanti di questa organizzazione.
Mi è rimasto impresso un particolare che non potrò mai dimenticare, eravamo in chiusura di campagna elettorale, Mauro Rostagno aveva garantito la sua presenza a Cinisi per un comizio assieme a Peppino, malgrado i suoi impegni a Palermo, stava partecipando ad una festa di chiusura della campagna elettorale. Io, Peppino e Vito Lo Duca, da poco si era avvicinato a noi, con la mia storica Fiat 128 gialla siamo andati a prenderlo nell’Arena accanto al teatro Massimo, lascio immaginare a voi la pazza corsa che abbiamo fatto in autostrada per venire a Cinisi e riportarlo a Palermo. Durante il viaggio Mauro era stanco e si era appisolato un po’, quando siamo arrivati a destinazione si rivolge a me dicendo: “Caro Giovanni mi sono svegliato con l’incubo del boato”. Purtroppo nessuno di loro è più vivo.
Un’altra campagna storica l’abbiamo vissuta nel 1976, Peppino era ancora in Lotta Continua, molti compagni si aspettavano la vittoria delle sinistre, purtroppo non è stato così. Si lavorò tantissimo a livello nazionale per il cartello elettorale di Democrazia Proletaria, un contenitore di tutti i gruppi della sinistra extra parlamentare, per costituirsi come partito dopo qualche anno. In questo caso siamo solo riusciti a fare eleggere appena sei deputati alla camera, uno solo di Lotta Continua  Mimmo Pinto, leader dei disoccupati a Napoli. Anche questa è stata una bella esperienza elettorale che chiude un ciclo con l’abbandono di molti compagni alla politica attiva. Il PCI ottiene un grande risultato superando il 30% dei voti per avvicinarsi sempre di più alla Dc.
Peppino non era affatto soddisfatto di questo risultato elettorale, tanta fatica e tanti sforzi per raccogliere poco, in lui si notava già una grande stanchezza anche se a Cinisi avevamo ottenuto un buon risultato (120 voti) che in futuro ci davano la possibilità con un piccolo aumento di ottenere un consigliere comunale, quello che pensavamo di fare per le elezioni comunali del ’78. Ricordo la passione e l’affetto di tanti compagni che si impegnavano senza nessun tornaconto per contribuire alla causa e alla lotta, per cercare di cambiare in meglio la nostra realtà. Oggi raramente si partecipa senza uno scopo o un fine personale legato al protagonismo.
Arriviamo alle elezioni del ’78. Per Peppino è stata l’ultima esperienza elettorale che non riesce a concludere perché qualche giorno prima viene ucciso. Tutti pensavamo di raccogliere i frutti di un lavoro portato avanti in dieci anni d’impegno politico e di lotta contro la mafia. Una campagna elettorale molto dura con la presentazione della lista di Democrazia Proletaria e il coinvolgimento di alcuni compagni che coraggiosamente hanno partecipato direttamente con la loro candidatura, un momento storico per Cinisi con la possibilità di entrare a far parte del consiglio comunale con un forte ruolo d’opposizione. Tutti noi sognavamo una cosa del genere, un sogno che è svanito la notte tra l’8 e il 9 Maggio su quel binario maledetto. Una campagna elettorale con comizi molto affollati, pieni di contenuti politici con denunce chiare e puntuali con nomi e cognomi, contro il sistema politico-mafioso di Cinisi. Un vero modo di fare politica mettendo in evidenza l’impegno di lotta contro la mafia, in un momento in cui la Sinistra era quasi disinteressata nell’affrontare il fenomeno. Dopo l’uccisione di Peppino siamo andati avanti con il nostro impegno e soprattutto con il nostro lavoro di controinformazione. Come famiglia assieme ai suoi compagni e al Centro Impastato di Palermo abbiamo deciso di raccogliere la sua eredità. I compagni di Democrazia Proletaria partecipano attivamente e ci aiutano tantissimo in un momento difficile. Assieme portiamo avanti la nostra battaglia politica per cercare di smontare tutto quello che era stato costruito sulla figura di Peppino da parte dei carabinieri, dei magistrati, del sistema politico istituzionale e dalla stampa di regime.
Si decide per la mia candidatura nella lista di Nuova Sinistra Unita. Un altro esperimento di cartello-contenitore che doveva raccogliere tutti i gruppi della solita sinistra extra parlamentare, senza il PDUP di Lucio Magri che era appoggiato dal PCI per ostacolarci. Ricordo quella campagna elettorale, la prima senza Peppino, avevo appena venticinque anni e mi sentivo investito di questa grande responsabilità, ero preso dal dolore della perdita di mio fratello, avevo le idee chiare però non mi sentivo in grado di fare comizi, ebbi però l’aiuto di alcuni compagni come Salvo Vitale, il gruppo di Radio Aut e altri che erano candidati come Gino Scasso, Umberto Santino e il vecchio compagno di Partinico Cola Geraci, persone di notevole spessore culturale e politico, non come oggi, che siamo di fronte a degli emeriti buffoni, pure nelle file della sinistra, che passano da uno schieramento all’altro perché non vengono accontentati nelle loro richieste. Con un discorso scritto da me, corretto e condiviso da questi compagni ho fatto il giro di tutta la Sicilia occidentale, compresa la città di Palermo.
Ricordo fin da allora che molta gente quando parlavo di Peppino mi ascoltava con grande emozione. L’intervento era durissimo un attacco frontale contro la mafia e gli investigatori di allora (giudici e carabinieri) che avevano depistato le indagini facendo passare Peppino per un terrorista. Non erano i tempi di oggi e proprio in quei giorni ho ricevuto il primo attentato. Sono venuti di notte nel mio locale, hanno ucciso il cane, sparato e riempito  le pareti di proiettili. Una chiara e precisa intimidazione mafiosa. Eravamo scossi per quello che era successo, io personalmente ho avuto tanta paura, sono riuscito a portare a compimento la campagna elettorale, sempre con l’aiuto dei soliti compagni, con un comizio di chiusura a Cinisi molto affollato. Ancora molti percepivano la presenza di Peppino, come se lui ci guardasse e approvasse quello che io assieme a mia madre ed ad altri compagni stavamo facendo.
Questa esperienza politica mi ha aiutato tantissimo a crescere, un mese prima avevamo organizzato la prima manifestazione nazionale contro la mafia nel primo anniversario dell’assassinio di mio fratello, duemila persone non erano poche in quel periodo. Purtroppo a livello elettorale abbiamo avuto la solita sonora sconfitta. Io ho preso 3.300 voti di preferenza, ero capolista. La mia elezione al parlamento fin dall’inizio non era affatto prevista però non ci aspettavamo un risultato così deludente, appena 250.000 voti e nessun deputato e senatore eletti, non ci siamo affatto scoraggiati e siamo andati avanti in una realtà difficile.
La mia esperienza elettorale non si chiude affatto nel ’79, anzi alla fine degli anni ’80 ancora una volta partecipo alle elezioni provinciali con la mia candidatura nelle liste di Democrazia Proletaria, capolista in tre circoscrizioni e candidato per il rinnovo del consiglio comunale a Palermo, dove inaspettatamente sono stato il primo dei non eletti dietro ad Alberto Mangano che in base ad accordi presi si doveva dimettere a metà mandato per entrare io al suo posto, ma non ha mantenuto la promessa. Alla fine degli anni novanta arriviamo all’ultima mia diretta e personale esperienza, questa volta nella lista di Rifondazione Comunista (in parte la continuità di DP), sempre alle provinciali. Malgrado la storia di Peppino fosse molto conosciuta, rispetto agli anni precedenti, grazie alla nostra presenza e al nostro impegno. ancora una volta, da capo lista,  non sono stato eletto, anche perché non era prevista nessuna mia elezione in base alle loro possibilità elettorali. Con la mia presenza ho cercato di dare un contributo al partito. In quell’occasione l’unico eletto è stato il segretario provinciale Antonio Marotta.
Nel 2004 con la candidatura di mia moglie Felicia a Sindaco si chiude la nostra ultima esperienza per quanto riguarda le elezioni. Dopo una lunga gestione commissariale, dovuta allo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazione mafiosa, si va al voto nel 2004.
A Cinisi. si era formato da un po’ di tempo un nucleo di giovani che facevano parte di Rifondazione Comunista, molto presenti e attivi nel territorio con una loro sede. Anch’io avevo aderito ed ero tesserato. Credo sia stato l’ultimo tentativo per la costruzione di una sinistra radicale a Cinisi, in continuità delle battaglie politiche portate avanti da Peppino. Abbiamo tentato, sollecitati dal partito a livello nazionale, di fare un accordo con il centro sinistra. In base alle loro proposte si trattava di perdere la nostra identità politica senza un riscontro positivo e senza nessuna condivisione del programma. In poche parole per loro eravamo scomodi è in alcuni incontri siamo stati pure umiliati. Dovevamo accettare tutto quello che ci proponevano e sostenere un candidato, ex democristiano che Peppino attaccava nelle trasmissioni “Onda Pazza” (Piccola cucina a gas).
Abbiamo deciso a questo punto di presentarci da soli con il nostro sindaco e la nostra lista che prendeva il nome l’” IDEA”, assieme ai Verdi. E’ stata veramente dura abbiamo tentato di coinvolgere alcune persone di sinistra e qualche militante che si lamentava della situazione attuale e ci esortava a presentarci autonomamente con la nostra lista. Purtroppo quanto si è trattato di concretizzare per arrivare al momento decisivo siamo stati lasciati soli. E pensare che molti ci chiedevano un alternativa a sinistra, dopo avere accolto le loro richieste alla fine hanno scelto vergognosamente l’altra parte. Il caso di un ex militante del PCI che rimproverava e metteva all’attenzione il nostro compagno Salvo Ruvolo a fare delle scelte alternative, nel momento che le abbiamo fatte è scomparso per poi ritrovarcelo contro a sostenere il candidato che per lui all’inizio era inaccettabile.
Da quel momento ho capito che tutto era cambiato in peggio e che bisognava fidarsi poco delle chiacchiere di molti. Stavamo entrando nella fase dei saltimbanchi della politica. Felicia, candidata sindaco, ha avuto un risultato deludente 290 voti, soprattutto per l’irresponsabilità di quanti si definiscono di sinistra. La lista degli assessori comprendeva, fra gli altri, Salvo Vitale, Gervasio Serughetti, Serena Randazzo che coraggiosamente avevano accettato di partecipare, senza ricevere in cambio nulla mettendoci la propria faccia. Da quel momento non è stato più possibile costruire una vera forza di sinistra a Cinisi. Oggi a distanza di quasi dieci anni, purtroppo siamo di fronte ai saltimbanchi della politica e ai buffoni dell’antimafia.

QUELLO CHE SUCCEDE OGGI…
A proposito di saltimbanchi e buffoni, in questa campagna elettorale abbiamo visto di tutto. Chi in nome dell’antimafia presenta una lista per passare da uno schieramento all’altro, per mentire e smentire, per esporre la sua faccia nelle gigantografie pubblicitarie delle città, chiedendo il voto e  poi ritirare sempre la stessa lista, dicendo di non saperne nulla e di appoggiare uno schieramento opposto. Alla faccia dell’antimafia!
Un altro addirittura sostiene che il forte impegno antimafia gli ha fatto spuntare le stigmate come Padre Pio, anzi più di Padre Pio. Nello stesso tempo dice di essere il più grande studioso di Ufo, di comunicare con loro e dì intraprendere rapporti con Marziani che vengono da altri pianeti. Una persona dotata di questi poteri soprannaturali avrebbe dovuto sconfiggere la mafia in un quarto d’ora.
Addirittura c’è chi sostiene, in nome delle cose giuste che la mafia non strozza le proprie vittime ma è lo stato. Che bisogna collaborare con i fascisti di CasaPound, eliminare i sindacati e i partiti per rimanere solo lui. Fra una nuotata e l’altra nello stretto di Messina ci viene a prendere per il culo con delle cazzate allucinanti.
Qualcun altro ancora, ormai fuori di testa, dopo aver smarrito il vero significato della battaglie civili scende a patti con i picchiatori fascisti, tutti casa, stato, famiglia e contro l’aborto, valori che non hanno nulla a che vedere con le idee libertarie e radicali. Per poi andare a cena assieme ad un mafioso, fatto fuori dalle liste del PDL, con la promessa di difenderlo.
L’altra barzelletta è quella dei grandi moralizzatori, che presentano gli impresentabili alle primarie per poi farli fuori durante la composizione delle liste. Giocando a nascondino con la MPS ed altre banche. Inseguendo il loro originale alleato Monti, chiedendogli ogni mezz’ora da che parte stà e invocando aiuto in Lombardia tramite un suo candidato alla presidenza (Albertini).
Il capo degli impresentabili, dopo aver tolto qualche impresentabile, sicuramente meno peggio di lui, per non scomodare Storace, fà un grande elogio a Benito Mussolini, proprio nel giorno della Shoah. Non a caso si ripresenta in pompa magna, s’impone e cresce nei sondaggi, grazie al giornalismo spettacolo da circo equestre e ai giornalisti che pensano all’audience e alle loro tasche
Per concludere siamo in presenza di quelli che con molta facilità passano dall’antimafia alla propaganda elettorale, inseguendo vittime e contro vittime da portare in parlamento. Ripescando la vecchia cultura politica di una sinistra decadente per poi litigare fra di loro per una manciata di voti.
Alla faccia di tutti noi che soffriamo e stentiamo per cercare di sopravvivere. Questa è la realtà, assieme ai saltimbanchi della politica e ai buffoni dell’antimafia, la scena viene riempita da una serie di fachiri e d’incantatori di serpenti.
Poveri noi!!!

Giovanni Impastato

lunedì 28 gennaio 2013

M.U.O.S. - L'occhio del pentagono in Sicilia


M.U.O.S. – L’occhio del pentagono in Sicilia

Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi (provincia di Caltanissetta), dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Gli altri sono collocati in Virginia, nelle Isole Hawai e in Australia. Ci mancava l'Italia, naturalmente!
Il potente sistema di antenne e radar sarà utilizzato per coordinare in modo capillare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, è infatti ritenuto dagli Stati Uniti un elemento fondamentale del sistema globale per la gestione delle guerre future e il controllo del pianeta.
Niscemi, Sigonella… si, parliamo dell’Italia, ma anche di una riserva naturale facente parte della rete Europea di Parchi e Riserve in cui vige una protezione Speciale: “la rete natura 2000”, essendo attraversata dalle rotte migratorie dell’avifauna e “valorizzata da aspetti di macchia e di gariga che ospitano importanti elementi floristici e faunistici…”,  come citato nel suo Decreto istitutivo, ma soprattutto parliamo della gente che ci abita e della sua salute ed incolumità.
La Rete Natura 2000 (RN2000) è la rete ecologica europea costituita da aree destinate alla conservazione della biodiversità. Tali aree, denominate Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Importanza Comunitaria (SIC), hanno l’obiettivo di garantire il mantenimento ed il ripristino di habitat e specie particolarmente minacciate.
Per il raggiungimento di questo scopo, la Comunità Europea ha emanato due direttive: la Direttiva 79/409/CEE  Uccelli e la Direttiva 92/43/CEE Habitat, volte alla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica e, in specie, degli uccelli migratori che tornano regolarmente nei luoghi oggetto della tutela.
Cosa avranno mai in comune un sistema di telecomunicazioni militare americano, un’area a Protezione Naturalistica Speciale ed il pericolo per la salute e l’incolumità della gente che vive in Sicilia? Poco o nulla (apparentemente).
Questa è la tesi di chi ha progettato e sta realizzando questo mega sistema di rete di telecomunicazioni globale per fini militari, che non ha precedenti e di cui uno dei 4 terminali terrestri è in avanzato stato di realizzazione a casa nostra, con il favore di chi, in violazione non solo delle norme di salvaguardia naturalistica Europee, dei principi fondamentali della nostra Costituzione, (art. 2, art. 5, art. 9, art. 10, art. 11….), della sovranità di uno Stato sul suo territorio, con un’installazione militare di questa portata, è (conseguentemente) incurante di mettere anche in pericolo la salute e l’incolumità pubblica con emissione di onde elettromagnetiche ad altissima potenza, il cui scopo è la trasmissione con sommergibili, navi, velivoli bellici e truppe statunitensi in tutto il mondo.
Lo scopo di tale complessa infrastruttura è, infatti, il controllo e il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, sia sopra che sotto la superficie terrestre.
Le informazioni che le quattro stazioni raccoglieranno permetteranno ai vertici militari statunitensi il controllo di tutti i cosidetti utenti mobili, tra cui i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella.
Per ciò che sappiamo, tre delle quattro stazioni di terra sono state completate. Solo quella di Niscemi è attualmente in costruzione e, sembra, in fase di completamento. Dei cinque satelliti, solo il primo è stato lanciato il 24 febbraio 2012 e finito di testare il 24 luglio 2012. Si prevede che l'ultimo satellite sarà in orbita entro il 2015. Allora il sistema sarà pienamente funzionante.
Differentemente da quanto affermato da diverse fonti, anche istituzionali, il sistema M.U.O.S. non sostituirà interamente il sistema UFO già esistente nella stazione NRTF-8.
NRTF-8 (Naval Radio Trasmitter Facility) è la base militare americana di Niscemi (CL) dove sono operative dal 1991 41 antenne in banda HF e una in banda LF, alta circa 140 m e con una potenza di emissione nell'ordine dei 500-2000 KW, il cui scopo è la trasmissione con i sommergibili militari.
Da studi basati sui pochi dati raccolti dall'ARPA Sicilia, è scientificamente fondato il timore che l'istallazione attuale superi già i limiti di legge imposti sulle emissioni elettromagnetiche.
La base NRTF-8, che ospiterà anche il M.U.O.S. si trova proprio all’interno della Riserva Naturale della Sughereta di Niscemi, uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero ormai rimasti in Italia, tutelata da leggi rigorose che vietano qualsiasi intervento umano. Nel 2000 il parco è stato inserito nella Rete Natura 2000 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC). Nel 2008 il Piano territoriale della Provincia di Caltanissetta ha stabilito che “presso la Sughereta di Niscemi non è concesso realizzare nuove costruzioni e infrastrutture, compresa l’installazione di antenne e tralicci ”. In evidente violazione di queste norme, gran parte di una collina è stata già disboscata e spianata per creare la superficie su cui sarà collocata la stazione M.U.O.S.
In questo clima di illegalità, imposizioni, silenzi che hanno coperto le evidenti complicità anche istituzionali, la protesta della popolazione non si è fatta attendere: è nato “Il Movimento No M.U.O.S. Sicilia” che è attivo con associazioni, di cittadini e Comuni su diverse linee di azione, sia per ciò che concerne l'informazione che nel lungo e paziente lavoro di osservazione, raccolta dati sanitari e contrasto, ma anche attraverso percorsi legali, con importanti iniziative in corso.
Nonostante la grande partecipazione popolare alle manifestazioni e le firme raccolte, l’informazione ed il messaggio di comitati ed associazioni non riesce ancora raggiungere “il grande pubblico”.
Ci sono ancora molti dubbi sull'intera questione M.U.O.S. e, soprattutto, sulla stazione già operativa.
Attualmente l’attività di informazione prosegue nelle piazze reali e virtuali, nelle scuole, nelle sedi istituzionali, di cui ancora troppo poco si sa attraverso i pochi  organi di informazione che ne hanno dato spazio, con la produzione di opuscoli, filmati, rapporti informativi, avendo avviato anche canali di comunicazione diretta con attivisti ed esperti.
Le mobilitazioni di questi giorni, a detta di persone che vivono da settimane nel presidio “campo No-Muos” di Niscemi, per difendere la loro terra, il diritto alla salute prima che la loro libertà, sono del tutto analoghe a quelle dei “ragazzi dell’82”, perché li si respira quello che Paolo Borsellino definiva “il Fresco Profumo di Libertà che si oppone al puzzo del compromesso”, perchè ancora una volta come trent’anni fa contro i missili nucleari Cruise a Comiso, il popolo siciliano scende in lotta contro la tragica alleanza tra le mafie e la militarizzazione.
Come scrive il giornalista ed attivista Antonio Mazzeo, nel suo blog: “ quei ragazzi di Niscemi sono simili a quelli che dal 1982 all’84 diedero vita al Campo internazionale per la pace e all’IMAC di Comiso. Solo che allora i “nativi” si contavano sulla punta delle dita, mentre a dar vita ad azioni dirette e blocchi alla base dell’apocalisse atomica c’erano messinesi, catanesi, palermitani, veneti, lombardi, tedeschi, inglesi e perfino qualche giapponese.
Stagione intensa di speranze, piccole vittorie e storiche sconfitte, segnata dal piombo politico-mafioso contro il segretario Pci Pio la Torre e il giornalista Pippo Fava de I Siciliani, innamorati entrambi della lotta contro i Cruise e di quei giovani di Comiso….”
fonti:
Regione.Sicilia.it (sughereta di Niscemi)

Video dell'intervento di Antonio Mazzeo ad una conferenza a Firenze il 27 Ottobre 2012 che ha trattato il tema: “governare le guerre climatiche e nucleari attraverso i comandi satellitari e telematici del M.U.O.S.”




giovedì 24 gennaio 2013

Archiviazione querela di Saviano contro "Liberazione"

Archiviazione della querela di Saviano contro il quotidiano "Liberazione"

Comunicato stampa del Centro siciliano di Documentazione “Peppino Impastato”, sulla conclusione per archiviazione della vicenda della querela per “diffamazione a mezzo stampa” sporta da Roberto Saviano contro il quotidiano “Liberazione”:
Ieri, 21 gennaio 2013, il G.I.P. presso il Tribunale di Roma, Barbara Callari, ha depositato un'ordinanza di archiviazione della querela di Roberto Saviano contro il direttore del quotidiano "Liberazione", Dino Greco, e il giornalista Paolo Persichetti.
La querela seguiva alla pubblicazione di articoli in cui si riprendeva la richiesta del Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo di rettificare un'affermazione contenuta nel libro La parola contro la camorra di Roberto Saviano, secondo cui il film "I cento passi" avrebbe "riaperto il processo" per il delitto Impastato.
Il Centro, in una lettera-diffida dell'ottobre 2010, dimostrava che i processi contro i mandanti dell'assassinio erano cominciati prima dell'uscita del film, nel settembre del 2000, e che già nel 1998 si era costituito, presso la Commissione parlamentare antimafia, un comitato per indagare sul depistaggio delle indagini. Alla lettera-diffida l'editore Einaudi rispondeva che "ulteriori iniziative diffamatorie" sarebbero state "perseguite nei termini di legge".
Una richiesta di verità veniva scambiata per "diffamazione". La memoria di Peppino Impastato, infangata da chi lo voleva terrorista e suicida, è stata salvata e si è ottenuta giustizia, con le condanne dei responsabili, nonostante i depistaggi operati da rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine, grazie all'impegno dei familiari, di alcuni compagni di militanza e del Centro Impastato.
Il film ha fatto conoscere Peppino Impastato al grande pubblico ma non ha avuto, né poteva avere, alcun effetto da punto di vista giudiziario. Di queste vicende si parla nel volume di chi scrive “Don Vito a Gomorra”, pubblicato nel 2011, e nel libro “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”, pubblicato per iniziativa del Centro nel 2012, terza edizione della relazione della Commissione parlamentare antimafia.
ll Centro prende atto del provvedimento del Tribunale di Roma e invita ancora una volta autore ed editore ad effettuare la rettifica di affermazioni non veritiere. Sappiamo che non ci sono mezzi legali per imporla.
Chiediamo semplicemente un atto di onestà intellettuale ”.
Umberto Santino - Presidente del Centro Impastato