martedì 27 settembre 2011

Dal 27/09 al 4/11, "IV Meeting della Legalità"

I Comuni toscani sono da sempre in prima linea nella promozione della cultura della legalità. Legalità significa affermazione del valore del rispetto delle regole. Dietro una parola che può sembrare a volte astratta, c’è un principio fondamentale di uguaglianza e di democrazia. Senza temere di apparire retorici sottolineare l’importanza di questi valori, apprezzarli, applicarli ed educare i nostri giovani a camminare nel solco della giustizia è fondamentale.
La legalità e la sua garanzia devono essere un impegno trasversale nel lavoro quotidiano delle istituzioni in stretto rapporto con le imprese, le associazioni e i cittadini per affermare con forza questo valore come uno dei principi fondanti della nostra democrazia.
Sono i valori a segnare le piccole e grandi scelte di ogni giorno; per questo contribuire a creare una cultura della legalità è un investimento sul futuro, per una società più equa, più giusta e più solidale.
Consolidando l’esperienza avviata lo scorso anno, il Meeting della legalità promosso dal Comune di Quarrata (PT) con il patrocinio dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Pistoia ed il sostegno di Anci Toscana, vede la partecipazione dei Comuni di Livorno, Monsummano Terme (PT), San Giuliano Terme (PI) e della Cooperativa Incontro di Pistoia con ben 17 iniziative tra cui quella di sabato 8 ottobre 2011 a San Giuliano Terme (PI), dove alle 10,30 è prevista l’inaugurazione piazza Giovanni Falcone e Paolo Borsellino Zona impianti sportivi e la partita di calcio Nazionale italiana sindaci – Nazionale italiana magistrati.
 
La Locandina con il calendario degli eventi la trovate sul sito di
AVVISO PUBBLICO - Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie:

sabato 24 settembre 2011

Un museo nel casolare di Impastato e 47 disegnatori gli rendono omaggio

di ADRIANA FALSONE
Qui gli assassini di Peppino Impastato, dopo aver eseguito il delitto, misero a punto la messinscena che diede vita poi al depistaggio. Adesso questo casolare diventerà proprietà della Regione che lo destinerà a museo. La proposta dell'assessore all'Economia Gaetano Armao, d'intesa con il Comune di Cinisi, risponde all'appello lanciato attraverso "Repubblica" da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che aveva denunciato lo stato di degrado in cui si trova la struttura di contrada Feudo, a Cinisi: "Salviamo questo casolare, è tutto ciò che qui attorno conserva l'ultimo respiro di Peppino".
Dopo la pubblicazione dell'articolo, 47 disegnatori di tutta Italia si sono mobilitati e hanno realizzato altrettante tavole dedicate a Peppino e al luogo in cui fu ucciso per sostenere la campagna per la memoria.
"Sono le immagini dentro di noi a mantenere viva la memoria e questi disegni sono i simboli che stanno qui a manifestarlo. Nonostante tutto Peppino non è morto, è qui con noi adesso e potete vederlo con i vostri occhi - spiega Lelio Bonaccorso, promotore della mobilitazione degli artisti.
Sarebbe meraviglioso se a questa iniziativa partecipassero molte altre persone, esprimendo così con forza che "Peppino è vivo e le sue idee non moriranno mai".

Un piccolo casolare di campagna e la sua memoria...

[di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato - Cinisi]
Stretto tra il monte Pecoraro e le piste dell’aeroporto è ancora lì, come se non fossero trascorsi 33 anni. Ancora guarda dalle sue piccole finestrelle gli uccelli d’acciaio che atterrano a Punta Raisi, come dicevano a Radio Aut, e i treni che passano veloci sulla linea ferrata Palermo-Trapani. Non è altro che un piccolo casolare di campagna, sito in contrada Feudo. Prima piccola stalla,  poi destinato ad essere qualcos’altro, teatro di una triste, tragica vicenda. È proprio lì, infatti, che Peppino venne portato la sera dell’8 maggio del 1978 ed è proprio lì, all’interno di uno dei suoi piccoli vani, che venne malmenato pesantemente, preso a sassate, per poi essere trascinato sui binari e fatto saltare in aria, con una carica di esplosivo.
Lì, al suo interno, la mattina del 9 maggio 1978 sono state ritrovate le tracce di sangue e le pietre macchiate consegnate ai carabinieri e poi sparite. E sparsi in quel piccolo angolo di campagna i resti che appartenevano al corpo di Peppino. Ed è lì, sul campo, che proprio quello stesso giorno è iniziato il depistaggio, con l’occultamento delle prove, la riparazione immediata dei binari con il riempimento del cratere dell’esplosione e il fatto che quella piccola struttura venne del tutto ignorata durante gli accertamenti delle forze dell’ordine e la sua esistenza neppure risulta dai verbali redatti dagli agenti intervenuti. Lì, proprio lì, i compagni di Peppino venivano tenuti lontani da un cordone di polizia, mentre i curiosi potevano tranquillamente scorazzare o persino avvicinarsi all’auto di Peppino, aprire la portiera, entrare nell’abitacolo. Ed è lì che il giorno dopo proprio i compagni dovettero tornare, per portare avanti un lavoro traumatico, per raccogliere prove e indizi allo scopo di smontare la tesi dell’attentato terroristico, fotografando ogni minimo dettaglio, trovando altre pietre insanguinate e altri resti di Peppino lì abbandonati, che furono raccolti in miseri sacchetti di plastica. Proprio lì, infine, lungo i binari, fu collocato a testimonianza un cartello che riportava la scritta “Giuseppe Impastato, assassinato dalla mafia qui”.
Prima era una piccola trazzera a condurvici, adesso una stradina costeggiata da villette, comparse come funghi a rompere l’isolamento e il silenzio della campagna. E lo sguardo che non sa se posarsi in lontananza sui versanti della montagna alle spalle o sulle acque del  mare di fronte, si stringe ben presto tristemente su un lucchetto che serra alla recinzione una rete sgangherata in ferro. Certo non fa da protezione, perché impedisce l’accesso solo a chi giunge in quel luogo per portargli omaggio in quanto testimone di un pezzo di storia e teatro di una memoria, mentre lo stesso, chissà come, non accade a chi lì vi reca per altri scopi, per pascolarvi le mucche o scaricare abusivamente rifiuti o materiale di risulta.
A nulla è valso il vincolo posto sulla struttura del casolare nel 2003 dai commissari prefettizi che amministrarono il comune quando la giunta di allora fu sciolta per infiltrazione mafiosa. “Bene di interesse storico-culturale”, così risulta registrato anche nel piano regolatore, ma il terreno circostante resta di proprietà privata.
Ci siamo rivolti alle istituzioni locali per trovare una soluzione e ci hanno dato ascolto dicendoci, però, che non sono disponibili fondi per l’acquisizione del terreno. E così fino ad ora  non siamo riusciti a superare l’ostacolo, abbandonando quel posto all’incuria e noi stessi alla tristezza sconfinata che ci cattura ogni volta che ci rechiamo lì.
Adesso, però, siamo stanchi di aspettare. Vogliamo veder rinascere quel luogo come un giardino della memoria, con un prato verde, installazioni e una targa a ricordo.
Ogni luogo ha una memoria, ma alcuni più degli altri e di questi bisogna avere cura e rispetto,  bisogna lasciare che ogni loro angolo racconti quello che ha vissuto, come quel carrubo posto lateralmente al casolare sotto il quale fu parcheggiata l’auto di Peppino, che continua imperterrito a diramare le sue radici nel terreno.
Presto lanceremo un’iniziativa pubblica per il recupero del casolare, ma vogliamo che diventi un’occasione di mobilitazione collettiva, di tutti coloro che conservano una forte sensibilità riguardo la memoria di chi ha lottato in difesa dei diritti di tutti e del nostro territorio, senza alcuna forma di strumentalizzazione o appropriazione. Speriamo nel sostegno di tanti.
[di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato - Cinisi]

martedì 20 settembre 2011

Collegno (TO) dedica i giardini a Peppino Impastato

 [acmos.net]
La città di Collegno ha deciso di dedicare dei giardini  di via De Amicis a Peppino Impasatato, l'inaugurazione è avvenuta nel pomeriggio di venerdi e ha visto la partecipazione delle istituzioni, di diverse associazioni del territorio e della cittadinanza.
Il sindaco Silvana Accossato, in apertura, sottolinea come sia un segnale forte dedicare dei giardini, un luogo d'incontro e di dialogo, ad una figura importante come quella di Peppino, la cui storia, per troppo tempo oscurata e offuscata, dimostra l'importanza della comunicazione e della denuncia. Segue l'intervento del presidente di Casa Sicilia, Serafino Gianni Sanfilippo, che racconta come la sua associazione abbia fatto dipingere delle orme che collegano l'ingresso del giardino al monumento dedicato a Peppino, a rappresentare i 100 passi, che questa volta non deve più fare da solo: la lotta alle mafie deve diventare sempre più una battaglia comune. Prende quindi la parola Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte che, prendendo spunto dall'operazione Minotauro e dalle evidenze emerse che segnalano il potere della mafia anche sui nostri territori, attraverso corruzioni, collusioni e rapporti con la politica. Chi appartiene alle Istituzioni non può permettersi simili sottovalutazioni. La 'ndrangheta in Piemonte esiste da anni. Il tempo della sottovalutazione è ampiamente scaduto. afferma che la figura di Impastato è un esempio importante per l'associazione che lei rappresenta per tre motivi. Innanzitutto egli, seppur cresciuto in una famiglia mafiosa, decide di lottare in prima linea contro la criminalità organizzata, dimostrando che la cultura si può cambiare. In secondo luogo Peppino fa una scelta precisa:utilizza come armi la cultura e il bello, la sua battaglia è fatta anche di trasmissioni radiofoniche e poesie. Infine quella di Impastato è una lotta a 360°, il suo impegno parte dalla radio, ma arriva anche alla politica, ed è proprio in quel momento che viene ucciso.
Dopo Libera è la volta di Luciana Penna, la scultrice che ha realizzato il monumento dedicato a Peppino, posto al centro del giardino. L'artista spiega il significato dell'opera: la statua rappresenta una figura di profilo che tiene un microfono in mano da cui si diffonde la voce, rappresentata da dei cerchi. Con l'altra mano l'uomo alza un coperchio che svela una piovra, che sta stritolando un uomo. La Penna racconta della sua scelta di raffigurare la vita e la forza della battaglia e della denuncia.
Dopo la lettura della targa e lo scoprimento del monumento, ci si sposta al centro civico Giuseppe Dozzo, dove Diego Sarno,per Avviso Pubblico, sottolinea come le amministrazioni abbiano il compito di tenere alta l'attenzione sul rischio di infiltrazioni mafiose. Dopo di lui il Travelgec di Acmos e l'associazione Il laboratorio di Calvino, leggono alcune poesie dedicate a Peppino e ricordano la figura di Mauro de Mauro, di cui in quella data, ricorre l'anniversario della scomparsa. In conclusione viene proiettato il film documentario di Antonio Bellia, "Nel cuore delle alghe e dei coralli- i 100 passi di Peppino Impastato".
Momenti come questi, dimostrano l'importanza della memoria oltre che la possibile unione tra le amministrazioni e le associazioni nell'impegno condiviso contro le mafie, ognuno con i propri mezzi e le proprie competenze.

"Lunga è la notte e senza tempo..."

La notte di Peppino è lunga e triste, la pioggia è come lacrime che appannano la vista, in attesa di un riscatto che, a Cinisi, forse non arriverà mai.
Peppino aveva un modo di fare poesia passionale, ermetico e improvvisato come l'autentica passione politica, del resto.
Mai, purtroppo, in questi 33 anni le sue parole ed il suo pensiero hanno smesso di esssere attuali…
E’ di questi giorni il tentativo dichiarato di perpetuare la notte sull'Italia tutta, facendo calare un immenso bavaglio sulle redazioni di qualsiasi mezzo di informazione e di accecare la pubblica opinione, affinchè nulla veda e nulla sappia sul degrado politico, etico e sociale che ha ormai ridotto ad una sorta di fogna a cielo aperto, questo paese.
E’ in questo clima di degrado che qualche giorno fa si è levato l’appello di Giovanni, fratello di Peppino e di Radio 100 Passi: “Salviamo il casolare e tutto ciò che conserva l'ultimo respiro di Peppino…”, dopo la constatazione dello stato di degrado del casolare in località “Feudo” a Cinisi, dove 33 anni fa, fu ucciso il fratello.
All’appello lanciato da Radio 100 Passi (*leggi) e dalle pagine del quotidiano La Repubblica (*leggi) da parte di Giovanni Impastato e dell’Associazione Casa memoria di Cinisi (*leggi comunicato), è seguito un “tam-tam” sul web provocando in poche ore prese di posizione autorevoli: On. Sonia Alfano (*leggi) ed iniziative di mobilitazione da parte di associazioni, partiti, giornalisti e semplici cittadini, volte a sensibilizzare il Sindaco e l’Amministrazione comunale di Cinisi ad intervenire, attivandosi subito, per restituire la dignità già violata, al luogo dove Peppino fu assassinato dai sicari di Tano Badalamenti.
Singolare e spero efficace, l’iniziativa di Giulio Cavalli (attore, scrittore, regista, Consigliere Regionale Lombardia), che in queste ore dal suo “blog” ha lanciato l’iniziativa: Pulite la memoria di Peppino Impastato! Ci metto la firma, una raccolta firme “on line” per « inviare una mail (tecnicamente: mailbombing) al sindaco di Cinisi ed esprimere il nostro sdegno…» 
Un Paese civile non può lasciare marcire i luoghi della memoria dei propri uomini lasciati soli già una volta.
Bisogna fare qualcosa tutti e subito perché questa “lunga notte senza tempo” italiana, non diventi infinita…


Petizione “on-line” di Giulio Cavalli:

lunedì 19 settembre 2011

Taranto intitola una via a Peppino Impastato

Taranto, 16/9/2011, quartiere Paolo VI, a ridosso dell’acciaieria ILVA alle spalle della sede della Corte d’Appello del Tribunale, é stata inaugurata una via che il Comune ha voluto intestare a Peppino Impastato.
Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle tante risposte che sono state date in tutta Italia al sindaco leghista di Ponteranica, un comune in provincia di Bergamo  che,  nel settembre del 2009, aveva deciso di togliere l’intitolazione della biblioteca comunale ad uno dei personaggi simbolo dell’antimafia.
A Taranto, per l’occasione, si è recato Giovanni Impastato, fratello di Peppino. Giovanni, insieme ad Augusto Rocchi, responsabile dell’economia nella segreteria del Partito della Rifondazione Comunista, ha partecipato alla Festa di Liberazione, organizzata dal circolo di Rifondazione Comunista “Peppino Impastato”.
Tutto ciò nelle stesse ore in cui si stanno moltiplicando le iniziative, di Casa Memoria di Cinisi, della famiglia, di Radio100 Passi, di semplici cittadini, del web ecc., volte a sensiblizzare il Sindaco e gli Amministratori del Comune di Cinisi ad attivarsi per restituire la dignità già violata, al luogo dove fu assassinato Peppino Impastato 33 anni fa, dopo il grido lanciato nei giorni scorsi da Giovanni, fratello di Peppino, nel vedere dimenticato ed oltraggiato un importante luogo di memoria come il casolare il località “Feudo” a Cinisi.

sabato 17 settembre 2011

Il luogo della memoria dimenticato

 (di Danilo Sulis)
Il casolare dove venne assassinato Peppino Impastato versa in condizioni pietose. Il proprietario, un benestante di Cinisi, lo lascia nel degrado più assoluto. Per questo la famiglia Impastato tempo fa aveva chiesto di poterlo acquistare ma la richiesta fu esosa e fuori da ogni valutazione anche di mercato.
Successivamente il commissario dello stato lo dichiarò luogo di memoria ponendovi il vincolo. Il passo successivo avrebbe dovuto essere l’esproprio, ma l’attuale amministrazione comunale non avvia la procedura. Ora pare che il Sindaco, “per accelerare il percorso”, voglia acquisire il bene non con l’esproprio, ma con l’acquisto.
In paese qualche maligno sostiene che sia un modo per favorire il proprietario, ed in ogni caso nell’attesa, per non far partire la giusta pratica d’esproprio.
Siamo stati sul luogo che oltre ad essere diventata una discarica, è anche sommerso da sterco, segno che, alla faccia della memoria, il luogo non è solo abbandonato, ma viene addirittura utilizzato in maniera irriguardosa  e dispregiativa; gli stessi vicini lamentano la vergogna.
Radio 100 passi intende lanciare una campagna per l’acquisizione del luogo alla collettività per farlo diventare il giardino della memoria.